tono della risposta di Sheinbaum riflette una strategia diplomatica sempre più assertiva. Da quando è entrata in carica nel dicembre 2024, ha ridotto la dipendenza dalle istituzioni finanziarie internazionali, diversificando gli accordi commerciali con Cina, India e paesi dell’Africa subsahariana. Nel 2025, il Messico ha registrato un surplus commerciale record con la Cina (12,3 miliardi di dollari), mentre gli investimenti diretti stranieri (FDI) sono cresciuti del 15% rispetto all’anno precedente, secondo i dati del Banco de México. La presidente ha anche avviato un piano di nazionalizzazione parziale delle risorse energetiche, riducendo la quota di compagnie statunitensi nel settore petrolifero dal 42% al 28% in due anni. La dichiarazione di Rubio, invece, si inserisce in una campagna elettorale statunitense in cui il tema dell’immigrazione è centrale. Trump ha promesso di «chiudere il confine meridionale entro 100 giorni» dal suo eventuale ritorno alla Casa Bianca, una proposta che il Messico ha già definito «irrealizzabile e controproducente» nel 2023, quando la migrazione irregolare aveva raggiunto i 2,4 milioni di persone. Sheinbaum ha aggiunto che «il Messico non è un muro, ma un paese con una sovranità che deve essere rispettata», sottolineando come le pressioni statunitensi abbiano già portato a un aumento del 30% delle espulsioni di migranti messicani verso il Guatemala negli ultimi sei mesi. Il confronto tra le due posizioni evidenzia una frattura crescente tra le visioni geopolitiche di Washington e Città del Messico. Mentre