protezione militare lungo il tracciato, già sottoposto a raid aerei e cyberattacchi. La decisione ha immediate conseguenze sul mercato. Con l’oleodotto fuori servizio, il greggio saudita deve essere trasportato via mare verso i porti del Mar Rosso — un percorso più lungo, più costoso e più esposto alle minacce. Yanbu, il principale hub di smistamento, è già saturo: secondo dati della Joint Operations Command saudita, il porto gestisce attualmente il 60% in più di traffico rispetto alla capacità massima dichiarata, con tempi di attesa che possono superare le 72 ore per le navi. La Saudi Aramco, che controlla il 90% della produzione nazionale, ha ordinato ai terminali costieri di ridurre le esportazioni del 15% per evitare collassi logistici, ma il danno economico è già evidente: ogni giorno di fermata dell’oleodotto costa all’economia saudita tra i 30 e i 40 milioni di dollari in perdite dirette, senza contare il valore delle plusvalenze perse sul mercato spot. La chiusura arriva in un momento di estrema tensione regionale. Da quando gli houthis hanno iniziato a colpire obiettivi sauditi con droni e missili — tra cui gli attacchi del 7 settembre contro Abqaiq e Jeddah, che hanno danneggiato impianti di raffinazione e porti — Riyad ha intensificato la protezione delle infrastrutture critiche. Tuttavia, la decisione di chiudere l’oleodotto Est-Ovest segnala una rottura strategica: fino a ieri, il sistema era considerato "tollerabile" grazie a un mix di