punti, 4 muri) e al gioco di palleggio di Simone Giannelli, il cui 15% di efficienza al servizio ha costretto gli avversari a sbagliare costantemente. Il vero problema greco è stato, come sempre, la mancanza di un libero affidabile: il centrale Dimitris Papadopoulos ha commesso 5 errori di posizione in attacco, indebolendo una linea che altrimenti avrebbe potuto resistere meglio. L’Italia, invece, ha giocato con la sicurezza di chi sa che il suo punto di forza — la rotazione perfetta tra schiacciatori e palleggiatori — non può essere replicata da squadre con meno esperienza di Champions League. Il risultato, però, nasconde una contraddizione: se da un lato i azzurri hanno dimostrato di poter competere con le nazionali europee di primo piano, dall’altro la federazione continua a puntare su un gruppo che in Serie A ha vinto solo due partite su dieci nella stagione regolare. La differenza tra il livello di questa nazionale e quello della squadra di club è evidente: mentre la nazionale ha giocato con una coesione che ricorda i tempi di Paolo Tofoli, le società italiane faticano a costruire progetti vincenti. Il caso più evidente è quello della Pallavolo Modena, che ha appena licenziato