ma la scelta di Ocon e Magnussen di restare — nonostante i risultati — suggerisce che il problema non sia solo economico, ma anche di fiducia nel progetto. Ocon non è il primo pilota a mettere in dubbio la propria permanenza a Haas. Nel 2024, il compagno di squadra di quel momento, Nikita Mazepin, aveva già lasciato il team dopo una stagione segnata da risultati deludenti e tensioni con la dirigenza. La Haas, fondata nel 2014 come squadra satellite della Lotus, ha sempre lottato per trovare un equilibrio tra ambizione e risorse. Nel 2025, il team ha investito 15 milioni di dollari in un nuovo centro di ricerca e sviluppo a Austin, ma i risultati sul tracciato non hanno ancora riflesso questi sforzi. I dati tecnici parlano chiaro: la Haas ha chiuso la stagione 2025 con un standings points ratio (il rapporto tra punti ottenuti e punti disponibili) del 38%, ben al di sotto della media della griglia (52%). Questo significa che, anche con una stagione intera di gare, la Haas ha ottenuto solo il 38% del potenziale massimo possibile, un indicatore che ingegneri e piloti usano per valutare l’efficienza di una monoposto. Per Ocon, che nel 2023 aveva guidato la Alpine a un quinto posto in campionato, la scelta di restare a Haas non è stata economica: il suo ingaggio annuale netto, secondo fonti del settore, si aggira intorno ai 6 milioni di dollari, una cifra inferiore rispetto ai 15-20 milioni offerti da squadre come Alpine o Aston Martin. La sua decisione di rimanere, quindi, non è dettata solo dalla fiducia nella macchina, ma