le proprie partite, è stato più volte segnalato per la sua scarsa manutenzione: nel 2024 la Federazione Turca ha emesso una multa di 50.000 lire turche (circa 2.300 euro) al club per «condizioni di gioco non idonee», una sanzione che il Galatasaray ha pagato senza modificare sostanzialmente la situazione. Leao, che ha firmato un contratto da 12 milioni di euro lordi all’anno con scadenza nel 2027, non è il primo giocatore a pagare il prezzo di un impianto trascurato. Nel 2022, l’olandese Bas Dost, allora al Fenerbahçe, si infortunò a una caviglia proprio a causa dello stato del terreno di Şükrü Saracoğlu, costringendo il club a una multa federale di 100.000 lire per «mancata segnalazione delle condizioni di gioco». In entrambi i casi, la risposta del sistema è stata la stessa: una multa simbolica e la riapertura del campo senza interventi strutturali. Il calcio turco ha sempre giocato con un doppio standard: da un lato, investimenti miliardari per le infrastrutture degli stadi ospitanti le partite della UEFA Champions League (come l’Ali Sami Yen, completamente ristrutturato nel 2020 per 150 milioni di euro), dall’altro, la gestione negligente degli impianti delle squadre di Süper Lig, dove la priorità sembra essere