IMPORTI DA INSEDIAMENTI ILLEGALI: 12 PAESI SANZIONATI MA L’ITALIA CONTINUA
Frutta, vino e olio d’oliva dagli insediamenti illegali: l’UE li segna ma Israele li nasconde
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Roma, 10 settembre. L’Unione Europea ha adottato regole specifiche per identificare i prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, ma la loro efficacia è messa in dubbio. La stessa settimana, dodici paesi hanno annunciato sanzioni per interrompere gli acquisti di tali beni, mentre l’Italia non ha aderito.
Il 8 settembre 2026, in un’Area chiamata E1, situata nei pressi di Maale Adumim, un insediamento israeliano in Cisgiordania, è stato registrato un flusso di merci che, secondo le autorità europee, provengono da territori occupati. Le statistiche dell’Unione Europea indicano che Ogni anno il blocco commerciale con gli insediamenti illegali genera importi non tracciati nei bilanci pubblici, poiché i dati commerciali ufficiali non specificano origine né volume. Le associazioni internazionali che monitorano i territori palestinesi hanno raccolto informazioni su spedizioni di datteri, agrumi, frutta e verdura, nonché di vino e olio d’oliva, prodotti coltivati su terreni occupati.
Secondo i rapporti, la normativa UE prevede l’obbligo di etichettare i prodotti provenienti dagli insediamenti e di segnalare la loro origine, ma la pratica si è dimostrata inaffidabile: i beni vengono spesso smistati come prodotti originari di Israele, eludendo la marcatura. I 12 paesi che hanno adottato le sanzioni includono Francia, Germania, Spagna, Italia non è tra loro, quindi continua a importare questi articoli senza restrizioni formali. La mancanza di trasparenza nei registri commerciali rende difficile per i consumatori individuare l’origine dei prodotti, a meno che non sia esplicitamente indicato sull’etichetta.
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