Le simulazioni delle squadre parlano di tempi sul giro inferiori di due secondi rispetto allo scorso anno, ma non è la velocità a cambiare le carte in tavola: è la gestione termica. Le staccate saranno più lente rispetto al passato, il che riduce lo stress sull’anteriore, ma il posteriore — quello che deve resistere alla trazione di power unit sempre più potenti — è il vero punto debole. Ecco perché le mescole morbide (C5) saranno un’arma a doppio taglio: proteggono la posizione, ma richiedono una precisione chirurgica nella gestione delle soste. Una sola, al massimo. Altrimenti, la corsia box diventerà un ostacolo, non una soluzione. Non è un caso che Pirelli abbia scelto di puntare sulle C3, C4 e C5: le uniche tre mescole della gamma che possono resistere alle temperature estreme del Tempio della Velocità. Le altre, troppo rigide o troppo morbide, si consumerebbero in modo incontrollabile, trasformando un vantaggio aerodinamico in un vantaggio nullo. Il rischio di surriscaldamento non è ipotetico: è una costante. L’anno scorso, più di un terzo dei piloti ha dovuto gestire problemi di gomma in fase di trazione, con conseguenti perdite di posizione che hanno cambiato il risultato finale. A Monza, dove un