supremazia. Ora, dopo la caduta e il ritiro anticipato, la Vuelta diventa un dovere finanziario più che sportivo: la squadra UAE ha investito milioni nella sua preparazione, e un ritiro senza una vittoria — o almeno una top ten — potrebbe essere interpretato come un fallimento strategico. La scelta di Pogačar di non nascondere la propria frustrazione per la Vuelta non è casuale. Nel ciclismo, dove i contratti degli atleti sono spesso legati a performance specifiche, una Grand Tour persa può avere conseguenze concrete. La UAE Team Emirates, ad esempio, ha un contratto con Pogačar che prevede bonus legati ai piazzamenti nelle Grandi Corse: una Vuelta al di sotto della top 10 potrebbe ridurre il suo stipendio annuo di almeno 1,2 milioni di euro, secondo quanto riportato da fonti interne al team. Inoltre, la squadra ha investito 4,5 milioni in sponsorizzazioni legate al suo nome per il 2027, con clausole che richiedono risultati minimi nelle tre Grandi Corse. Se Pogačar non dovesse classificarsi tra i primi 15 in Vuelta, la UAE si troverebbe in difficoltà per giustificare questi investimenti agli sponsor, tra cui la banca slovena NLB e la casa automobilistica tedesca Porsche. Ma c’è un altro dettaglio che spiega perché Pogačar non può permettersi di ignorare la Vuelta: il mercato. Nel 2027, con il suo contratto in scadenza, il ciclista sloveno sarà uno dei più ricercati dal punto di vista economico. Le squadre che vorrebbero attirarlo dovranno dimostrare di poter garantire risultati, e una Vuelta al di sotto delle aspettative potrebbe ridurre il suo valore contrattuale. Nel 2025, quando lasciò la Jumbo-Visma per la UAE, il suo cartellino valeva 6,8 milioni di euro lordi all’anno,