a giocare a nascondino con la realtà. Dunbar, un paesino scozzese che non compare neanche nelle mappe turistiche di Google, ha ospitato una vittoria che non ha cambiato nulla. Il vero spettacolo, infatti, non era sulla strada, ma nei bilanci delle squadre e nei contratti che tengono insieme questo sistema. La Jayco–AlUla, squadra australiana con sede a Melbourne, ha investito milioni per portare Dunbar in prima linea, ma il suo successo non si misura in punti di classifica o in metri di dislivello superati. Si misura in plusvalenze, in accordi commerciali con sponsor del Golfo che pagano cifre da capogiro per avere visibilità in un evento che, per la maggior parte dei tifosi, non esiste. La squadra ha speso per portare atleti di livello medio-alto in posizioni da leader solo per poi rivenderli al miglior offerente una volta esaurito il contratto. Dunbar, come molti altri, è un pezzo da scacchi: utile per una stagione, sostituibile con un altro nome l’anno successivo. Intanto, le squadre dei big — Astana Qazaqstan, Jumbo–Visma, Ineos Grenadiers