pratica che in Serie A è diventata quasi una norma per gli acquisti sopra i 30 milioni. Il Milan, intanto, ha dimostrato di essere una squadra che sa costruire un gioco collettivo. Nel derby vinto 2-1, ha tenuto Muani fuori dal primo tempo, limitando il suo impiego a 60 minuti totali. Una scelta che non è stata casuale: il tecnico Pioli ha preferito affidarsi a un trio d’attacco composto da Pervanidis, Reijnders e Aboubakar, tutti giocatori in grado di coprire ruoli diversi senza dipendere da un solo uomo. La Juventus, invece, ha costruito il proprio attacco attorno a Muani, con Dybala e Vlahović che devono adattarsi a una gerarchia che li vede spesso in panchina o in posizioni secondarie. Il risultato? In due stagioni, la Juventus ha totalizzato 11 gol realizzati da Muani in partite di Serie A, mentre Dybala ne ha segnati 17. La differenza non è solo numerica: è una questione di ruolo. Muani è un attaccante che si muove in area, che cerca la conclusione con la testa e con il piede destro, ma che ha bisogno di un contesto che gli permetta di essere il punto di riferimento. La