se guardiamo al 1992 di Marco van Basten, con la sua tripletta in semifinale di Champions League contro il Real Madrid e il titolo in Olanda, o al 2007 di Kakà con il Milan—doppietta in finale di Champions League e scudetto—la differenza è meno di numeri che di opportunità. Van Basten giocava in una squadra meno mediatica, Kakà era ancora in crescita rispetto a oggi. E poi c’è il 2013 di Lionel Messi con il Barcellona: 91 gol in una stagione, ma in un sistema che gli permetteva di giocare 100 partite all’anno. La domanda non è se queste stagioni siano state grandi, ma se il premio—che costa milioni di euro in diritti televisivi e sponsor—sia davvero equo quando si misura il talento contro il contesto. Il Pallone d’Oro All Time non è nato per celebrare il calcio, ma per vendere contenuti. La piattaforma ufficiale ha deciso di coinvolgere i tifosi perché sa che il pubblico adora sentirsi parte di una storia. Ma la storia, in questo caso, è già scritta: i nomi che compaiono in lista sono quelli che hanno vinto titoli, coppe, palloni d’oro ordinari, e che quindi hanno già un valore di mercato. Il 2003 di Zinedine Zidane con la Juventus—stagione in cui il