Negli ultimi cinque anni, il Regno Unito ha investito £12 miliardi in infrastrutture universitarie, con un focus sui campus «smart» e vicini ai centri urbani. A Manchester, l’Università di Salford ha aperto nel 2024 un hub di £350 milioni nel quartiere di Peel, riducendo del 30% i tempi di pendolarismo per i suoi studenti. A Londra, la Queen Mary University ha recentemente acquisito un ex ospedale militare a Whitechapel per £220 milioni, trasformandolo in un polo di medicina e ingegneria clinica. «Bristol non è solo una città universitaria: è un laboratorio di innovazione urbana», commenta David Thornley, docente di urbanistica all’Università di Sheffield, che ha seguito il progetto dal 2022. «La scelta di posizionare il campus in un’area precedentemente degradata — e non in una collina di Clifton, come il campus principale — è un segnale forte: l’istruzione superiore non deve essere un privilegio geografico». Ma il TQEC nasce anche per rispondere a una crisi strutturale. Nel 2023, il Committee of Inquiry on Higher Education Funding ha evidenziato come il Regno Unito stia perdendo studenti internazionali a favore di Paesi con costi di vita più bassi (Canada, Australia, Germania). Bristol, con £1.2 miliardi di ricavi annuali dal turismo e dalla ricerca, non può permettersi di perdere competitività. Il campus, oltre a ospitare 12 dipartimenti — dall’ingegneria alla letteratura — include un centro di data science e un incubatore per start-up, con finanziamenti garantiti fino al 2035. «Non stiamo costruendo un