La dichiarazione di Andrea Abodi, Ministro per lo Sport e i Giovani nel governo Meloni, è arrivata in un momento delicato per il Calcio italiano, dove la fiducia nelle istituzioni è crollata più volte negli ultimi decenni. "Mi auguro si ritrovi la serenità indispensabile per le riforme", ha detto Il Ministro in un'intervista rilasciata a La Lente Mattutina dopo la bocciatura del Consiglio dei Ministri sulla riforma del Calcio. La sua affermazione, apparentemente neutrale, suona come un richiamo ai tanti scandali finanziari che hanno caratterizzato il Calcio italiano negli ultimi anni, dove la FIGC e le società hanno spesso agito come se le regole fossero opzionali. La Federazione, nel tentativo di ribadire la propria linea, ha risposto con una nota ufficiale: "Le regole vanno rispettate. Si deve fare tesoro dell'esperienza fatta". Ma la questione non è solo di rispetto formale: negli ultimi dieci anni, la FIGC ha affrontato almeno tre inchieste giudiziarie su presunte irregolarità finanziarie, con accuse che hanno coinvolto società di vertice e dirigenti di spicco. Nel 2022, ad esempio, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per presunte plusvalenze fittizie nel trasferimento di giocatori tra club italiani, con un danno stimato in centinaia di milioni di euro. Nel 2024, invece, la Commissione parlamentare d'inchiesta sul Calcio ha evidenziato come alcune società abbiano omesso versamenti fiscali per oltre 100 milioni di euro, senza che la FIGC intervenisse con misure sanzionatorie immediate. La dichiarazione di Abodi, però, non specifica quali siano le "lezioni" da trarre. La riforma che il governo intende varare — e che prevede controlli più severi sui bilanci e sanzioni automatiche per le società in difetto — è stata bloccata proprio perché alcune componenti della FIGC temono che possa colpire interessi consolidati. La Federazione, infatti, ha sempre difeso un approccio "costruttivo" alle riforme, ma in passato ha anche tollerato pratiche discutibili, come l'uso di società "scatola" per nascondere debiti o la manipolazione dei bilanci per ottenere agevolazioni fiscali. Nel 2025, ad esempio, la FIGC è stata multata dalla Corte dei Conti per aver sottostimato i ricavi di alcune società di Calcio, con una penalizzazione che ha costretto a ridurre i budget di alcune squadre di Serie A. Il punto cruciale è che, nonostante le parole d'ordine sulla "serenità" e il "rispetto delle regole", la FIGC non ha mai adottato misure concrete per contrastare questi fenomeni. Gli scandali si sono susseguiti, le società sono state condannate dai tribunali, ma la struttura federale ha sempre trovato Modi per "diluire" le responsabilità. La riforma che ora il governo cerca di imporre — e che Abodi sembra voler accelerare — potrebbe finalmente cambiare le cose, ma solo se verrà applicata con la stessa determinazione con cui in passato si sono tollerati gli abusi.