ricercatori del Baylor College of Medicine, della Boston University e dell’University of Florida Scripps Institute. L’annuncio arriva in un momento in cui, dopo l’epidemia del 2014-2016 e i focolai successivi in Congo e Sud Sudan, la comunità scientifica sta cercando soluzioni rapide ed efficaci per contrastare il virus, che ha un tasso di letalità che può raggiungere il 90% nei casi non trattati. Il meccanismo di MWAC-3634 rappresenta una svolta rispetto alle strategie precedenti. Mentre i composti sviluppati finora agivano destabilizzando la proteina di ingresso del virus (GP1), il nuovo farmaco la legame in uno stato stabile, impedendole di subire i cambiamenti conformazionali necessari per legarsi alle cellule ospiti. «Questo composto funziona in modo opposto rispetto a tutto ciò che avevamo provato prima», ha spiegato Li in una dichiarazione rilasciata all’ANSA. «La stabilizzazione della proteina è una strategia inattesa, ma estremamente promettente per interrompere il ciclo di infezione». La molecola è stata testata sia in vitro che in vivo su modelli animali, con risultati incoraggianti. Tuttavia, come sottolineano gli autori, la strada verso l’uso clinico rimane lunga: occorreranno ulteriori studi per valutarne la sicurezza a lungo termine, l’efficacia in combinazione con altri trattamenti (come