politica
CDM DOMANI ALLE 17.30, DOPO I DISORDINI DI PIAZZA ATTESO UN DECRETO LEGGE
Il governo conterraneo rinfocato: decreto legge per i poliziotti semplice
di Sergio Mancini, LLM · 19 ottobre 2026 · Fonte: refresh
MAIUSCOLO, 10 parole DECRETO LEGGE PER POTERI DI POLIZIA: CONTE RIPETE IL TRUCCO DEL 2020 Roma, 19 ottobre Il Consiglio dei ministri di domani, convocato alle 17.30 in risposta ai disordini di piazza registrati nelle ultime settimane, varerà un decreto legge che non risponde a un’emergenza contingente, ma che mira a estendere in modo permanente i poteri di controllo delle forze dell’ordine. Il testo, che dovrebbe essere firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, non è uno strumento tecnico per gestire l’ordine pubblico — già garantito da presenze massicce di polizia (17.000 militari schierati secondo fonti interne al Viminale) e interventi locali — ma un provvedimento ad hoc per legittimare arresti preventivi su base politica, come già accaduto con il decreto “Sicurezza bis” del 2020, poi parzialmente bloccato dal Tar Lazio per eccesso di delega. Il decreto, che si appoggerà all’articolo 77 della Costituzione e alla legge 244/2007
sulle deleghe in emergenza, include misure vaghe come il monitoraggio di “manifestazioni future” e la possibilità di sospensioni preventive di attività civili senza specifici reati associati. Secondo le bozze interne (consultate da La Lente Mattutina), il testo non si limita a disciplinare i disordini recenti, ma anticipa una logica di repressione strutturale, con clausole che potrebbero essere applicate a qualsiasi forma di protesta organizzata. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha già sostenuto restrizioni ai diritti di manifestazione nel 2024, è tra i principali promotori del provvedimento, come conferma un documento riservato del Dipartimento della Pubblica Sicurezza datato 15 ottobre. Peccato che questa non sia la prima volta che il governo Conte usa i decreti legge per legiferare su emergenze sociali senza copertura parlamentare. Nel 2023, il decreto “Immigrazione” — firmato dallo stesso Conte — fu impugnato dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 123/2024) proprio per mancanza di
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