politica
TAJANI, 'NON CI SARANNO ELEZIONI ANTICIPATE, GOVERNO STABILE'
Renzi attacca Meloni: ‘La tua coalizione è a pezzi, Salvini e Tajani stanno già scappando’
di Elena Russo, LLM · 12 settembre 2026 · Fonte: refresh
Roma, 12 settembre 2026 Antonio Tajani ha detto che non ci saranno elezioni anticipate e che il suo governo è stabile. Matteo Renzi ha detto che la coalizione di Giorgia Meloni è a pezzi. Le due dichiarazioni si sono scontrate come due proiettili sparati a vuoto: la prima per rassicurare i propri alleati, la seconda per spingere verso lo scioglimento anticipato delle Camere. Tajani ha parlato di "lavoro per ridurre le tasse e aumentare i consumi", senza però indicare misure concrete, strumenti legislativi o scadenze. Renzi, dal canto suo, ha accusato Meloni di "non essere lucida" e di non controllare più i propri alleati, citando esplicitamente Salvini e Tajani come esempi di un governo "a pezzi". Entrambi i leader si sono rivolti a un pubblico diverso: Tajani ai propri parlamentari, Renzi all’elettorato di Italia Viva. La posta in gioco è chiara: se Renzi riesce a convincere che la maggioranza è instabile, la pressione per
elezioni anticipate crescerà. Se Tajani riesce a mantenere la sua retorica di stabilità, la coalizione potrà resistere, almeno fino alla prossima tornata elettorale. Il presidente del Consiglio ha scelto di puntare su un messaggio economico per distogliere l’attenzione dalle tensioni interne alla coalizione. "Al lavoro per ridurre le tasse e aumentare i consumi", ha dichiarato Tajani, senza però fornire dettagli su come intenda concretizzare queste promesse: quali tasse verranno ridotte, quali consumi verranno stimolati, quali provvedimenti saranno adottati. Le sue parole ricordano lo schema già utilizzato in passato: quando la coalizione traballa, Tajani ricorre a frammenti di programmi economici per mascherare le contraddizioni interne. Ma, come allora, non ci sono dati concreti, progetti legislativi o scadenze annunciate. Solo retorica di stabilità, rivolta ai propri alleati per evitare il crollo della maggioranza. La strategia è chiara: se la coalizione si frantuma, la responsabilità ricadrà su chi ha osato sfidare la leadership di Tajani, non su
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