in depositi e finanziamenti pubblici e privati. Il rischio è che il governo stia usando l’ente come una "banca pubblica di comodo", scaricando su di esso oneri che, se non ben definiti, potrebbero essere percepiti come un prelievo arbitrario. La procedura violerebbe il principio di legittimo affidamento (articolo 9 della Costituzione) e la trasparenza (Dlgs 33/2013). Un contributo coattivo non può essere imposto senza una norma chiara che ne definisca i criteri di ripartizione. Se la Cdp dovesse essere coinvolta in modo non trasparente, il governo aprirà la porta a un contenzioso legale: chiunque ritenga di essere stato colpito da un prelievo non motivato potrebbe impugnare la decisione davanti al Tar o alla Corte dei Conti. Non esiste un precedente simile in Italia. L’unico caso recente di prelievo straordinario su soggetti finanziari risale al 2011, con il contributo di solidarietà introdotto dal governo Berlusconi IV, che colpiva direttamente i redditi sopra i 90mila euro. Quel contributo era una tassa, non un meccanismo ad hoc