La dichiarazione di Salvini arriva dopo le proteste di ieri a Milano, dove 17.000 persone — secondo le stime della polizia — hanno occupato piazze e strade per chiedere misure contro la povertà e il lavoro precario. Il leader della Lega ha twittato: "Non è disagio sociale, la sinistra tolga il 'ma' e condanni. Accelerare sulla legge anti-maranza". Il riferimento è chiaro: si tratta della legge contro il caporalato e il lavoro nero, un tema che Salvini ha più volte portato in campagna elettorale, ma che la sua stessa maggioranza ha sepolto nel 2023. Il progetto di legge, presentato dalla Lega e dai suoi alleati di allora (Fratelli d’Italia e Forza Italia), era stato approvato alla Camera con 327 voti favorevoli il 15 marzo 2023. Il testo prevedeva sanzioni fino a 100.000 euro per le aziende recidive e pene detentive fino a due anni per i caporali. Peccato che, una volta arrivato al Senato, il provvedimento sia scomparso nei corridoi istituzionali. Secondo i verbali della Commissione Lavoro del Senato, l’unico emendamento significativo è arrivato da Forza Italia: l’articolo 12, dedicato alle sanzioni amministrative, è stato modificato per allungare di sei mesi i tempi di accertamento delle violazioni e ridurre le pene dal 50% al 30% del valore del lavoro nero. La Lega, allora, non ha protestato. Anzi, ha votato a favore della modifica, come attestano i registri delle presenze. Salvini, in quel periodo, si limitò a dichiarazioni generiche su "l’urgenza di combattere il caporalato", senza mai chiedere di accelerare i tempi. Il testo è rimasto bloccato in Senato fino alla fine della legislatura, senza mai essere discussa in aula. Oggi, invece, Salvini parla di "accelerare". Il problema è che, se la legge anti-maranza fosse stata davvero una priorità, non sarebbe stata sepolta nel 2023. E non sarebbe stata presentata come un provvedimento "urgente" solo quando serve per coprire le proteste di piazza. I dati parlano chiaro: nel 2023, il governo guidato da Giorgia Meloni ha approvato 12 leggi in materia di lavoro, ma nessuna ha riguardato il caporalato. In compenso, ha tagliato i fondi per i centri per l’impiego del 15%, come riportato dalla Corte dei Conti nel suo rapporto annuale. Salvini, allora, non parlava di "emergenza": parlava di tagli.