misura «non risolve nulla e anzi peggiora la situazione». Il Pd ha già annunciato che la battaglia proseguirà alla Camera, dove il gruppo parlamentare ha già annunciato di voler presentare emendamenti analoghi per evitare che la legge elettorale finisca per essere un «regalo» ai partiti di governo. Il Movimento 5 Stelle non è rimasto indietro. Il leader dei senatori pentastellati, Giuseppe Provenzano, ha accusato la maggioranza di «tradire gli elettori» e ha definito la manovra «un altro colpo alla democrazia partecipativa». «Le preferenze sono un diritto, non un privilegio», ha dichiarato Provenzano, ricordando che il M5S ha sempre fatto della trasparenza e della scelta diretta dei candidati uno dei suoi cavalli di battaglia. La polemica si è inasprita quando, durante il dibattito in aula, i senatori pentastellati hanno esposto cartelli con la scritta «Siamo alle allucinazioni», in riferimento alla decisione di bloccare le preferenze pur dopo averle promesse come punto chiave del disegno di legge. Ma il punto più critico è stato lo stop all’alternanza di genere. Le senatrici del centrosinistra, guidate dalla capogruppo Valeria Fedeli, hanno denunciato che la modifica alla legge