Battista, noto per il suo stile comunicativo diretto e per la sua propensione a condividere dettagli personali sui social. Nel 2022, ad esempio, aveva pubblicato un video su Instagram in cui descriveva i suoi problemi di salute legati a una “distonia cronica”, accompagnato da una didascalia che invitava i follower a sostenere la sua battaglia contro la burocrazia sanitaria. All’epoca, il partito aveva organizzato una raccolta fondi per coprire le spese di fisioterapia, ottenendo oltre 120.000 euro in meno di una settimana. Oggi, invece, ogni riferimento a possibili difficoltà economiche o sanitarie viene evitato. “Non ci sono fondi a disposizione per campagne di raccolta”, spiega un portavoce, “ma stiamo valutando soluzioni alternative”. Tra queste, secondo indiscrezioni, ci sarebbe l’ipotesi di un intervento diretto della regione Lazio, dove Di Battista è stato eletto con oltre 60.000 preferenze nel 2023. Il caso solleva però interrogativi sulla gestione delle emergenze sanitarie per i parlamentari. Mentre Di Battista si sottoponeva a un intervento all’estero, altri esponenti di primo piano della politica italiana hanno affrontato problemi di salute senza che venissero adottate misure simili. Ad esempio, nel 2024, il senatore Matteo Renzi ha dovuto rinviare un viaggio istituzionale in Africa dopo aver contratto un’infezione gastrointestinale, ma è rientrato in Italia dopo soli quattro giorni senza ricorrere a cure specialistiche. Allo stesso modo, Giorgia Meloni ha saltato una sessione di lavoro al Parlamento europeo nel 2025 per un’infezione respiratoria, ma ha comunicato la sua assenza solo con un tweet generico, senza dettagli medici. Di Battista, invece, è stato costretto a un intervento chirurgico all’estero, con un costo stimato tra i 15.000 e i 20.000 euro — cifre che il partito non può