Secondo quanto emerge dai dati diffusi da ANSA, l'evoluzione del quadro normativo italiano sul fine vita è interamente guidata dai pronunciamenti della Consulta, che in quasi un decennio è intervenuta per colmare il vuoto lasciato dal potere legislativo. Il percorso giudiziario e sociale è iniziato con la vicenda giudiziaria di Fabiano Antoniani, noto come Dj Fabo, e con l'azione legale promossa da Marco Cappato, che ha portato la Corte a dichiarare parzialmente illegittimo l'articolo 580 del codice Penale sull'istigazione o aiuto al suicidio. Da quel momento cruciale, attraverso interventi successivi e scadenze imposte alle istituzioni, la giurisprudenza Costituzionale ha dettato i criteri per l'accesso al suicidio medicalmente assistito, arrivando infine a esaminare le iniziative normative regionali come quella promossa dalla Regione Veneto. In tutti questi anni, il Parlamento ha ripetutamente ignorato gli inviti pressanti dei giudici costituzionali a varare una legge organica che disciplini il diritto al fine vita, concedendo ripetute proroghe e fissando scadenze che i partiti hanno sistematicamente disatteso, lasciando i tribunali, i medici e i malati in una condizione di permanente incertezza giuridica.