I beneficiari e avverte che, senza un afflusso immediato di 130 milioni di dollari, l’assistenza dovrà essere sospesa entro 60 giorni. La crisi non è solo finanziaria, ma politica. Mentre i donatori internazionali — tra cui Stati Uniti, Unione Europea e Arabia Saudita — hanno promesso fondi aggiuntivi in seguito alla risoluzione dell’ONU, i meccanismi di distribuzione rimangono ostacolati. Israele, che controlla i valichi di frontiera, ha limitato l’ingresso dei convogli umanitari negli ultimi mesi, accusando Hamas di deviare aiuti verso settori militari. In risposta, il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) ha denunciato che solo il 30% dei camion autorizzati sono effettivamente entrati in Gaza negli ultimi tre mesi. Il PAM ha specificato che 30.000 tonnellate di cibo — sufficienti per 6 mesi di assistenza — sono bloccate ai valichi a causa di questi ritardi. «Non stiamo parlando di numeri astratti», ha spiegato Beasley, «ma di migliaia di vite che potrebbero essere salvate se i donatori rispettassero gli impegni e se Israele facilitasse l’accesso». La risoluzione dell’ONU, pur