problema» anziché «attore potenziale di soluzione» — Pechino ha iniziato a costruire un proprio canale diplomatico parallelo. Nel 2023, la Cina ha proposto un piano di pace in 12 punti, che includeva il ritiro delle truppe russe solo dalle aree occupate dopo il 24 febbraio 2022, un’ipotesi che Kiev ha immediatamente respinto come «inaccettabile». Lavrov, invece, ha accolto la proposta con «riserva», sottolineando che Mosca non avrebbe mai accettato un’Ucraina «neutralizzata» e integrata nella NATO. La Cina, intanto, ha intensificato i propri scambi commerciali con la Russia, superando i 200 miliardi di dollari di interscambio nel 2025, e ha iniziato a fornire a Mosca tecnologie dual-use — tra cui componenti per droni e sistemi di difesa aerea — che l’Occidente aveva sanzionato. Il vero punto di rottura, però, non è tanto il contenuto delle proposte cinesi, quanto il loro timing. Mentre l’Ucraina, sostenuta da Washington e Bruxelles, si prepara a lanciare una controffensiva nel 2027 — con l’obiettivo dichiarato di riconquistare almeno il 30% del territorio perso — la Cina sta cercando di posizionarsi come alternativa