secondo partner commerciale dell’UE dopo la Cina, con scambi che nel 2025 hanno superato i 100 miliardi di euro. Lula, se eletto, punta a rafforzare i legami con l’Europa, in particolare con l’Italia, attraverso accordi su energia rinnovabile, agricoltura e infrastrutture. Bolsonaro, invece, aveva promosso un modello basato sull’estrazione di materie prime e sull’apertura ai mercati asiatici, con meno attenzione alle regole ambientali europee. Un cambio di governo a Brasília potrebbe quindi significare nuove trattative sugli investimenti italiani nel settore delle biotecnologie — dove il Brasile è leader globale — e una maggiore attenzione alle normative sul disboscamento dell’Amazzonia, tema che ha già portato all’adozione di sanzioni UE contro le esportazioni di carne brasiliana. La vittoria di Lula, se arrivasse, non sarebbe solo