2016, il massacro nella Pulse Nightclub di Orlando — 49 morti, tutti civili — ha segnato un punto di non ritorno. Da allora, gli attentati di matrice interna sono diventati più frequenti che quelli di matrice jihadista. Nel 2024, Donald Trump è stato ferito a un orecchio in un tentativo di assassinio a Butler, Pennsylvania. Nel settembre 2025, l’attivista conservatore Charlie Kirk è stato ucciso durante un comizio nello Utah. Nel frattempo, le sparatorie di massa si sono moltiplicate: secondo il Gun Violence Archive, nel 2025 ce ne sono state 692, con 7.328 vittime. La Casa Bianca ha reagito con leggi sempre più restrittive, ma i dati mostrano che la percezione di sicurezza è scesa. Il 61% degli intervistati nel sondaggio ritiene che gli estremisti interni rappresentino la minaccia maggiore, contro il 34% che punta il dito contro i gruppi stranieri. La differenza tra i due tipi di attacchi non è solo ideologica, ma anche logistica. Un attentato jihadista richiede organizzazione, finanziamenti e spesso connessioni internazionali. Un cecchino o un tiratore solitario,