L’11 settembre: i nomi che non hanno voce, è stato curato da un team di ricercatori indipendenti, tra cui storici e giornalisti, che hanno lavorato con gli archivi del FBI, del Pentagono e delle procure italiane. Una delle scoperte più significative è emersa dall’incrocio dei dati: 47 vittime italiane erano impiegate in aziende con sede a New York ma residenti in Italia, un dettaglio che ha complicato le procedure di risarcimento, poiché molte assicurazioni e fondi previdenziali non riconoscevano la loro presenza sul territorio statunitense al momento dell’attentato. La scelta di presentare il progetto al Consolato italiano non è casuale. Come ha spiegato a La Lente Mattutina uno dei curatori, Marco Rossi, "le istituzioni hanno spesso sottovalutato l’impatto emotivo e pratico di questa tragedia. Mentre i media italiani hanno dedicato ampio spazio all’11 settembre, la memoria delle vittime è rimasta frammentata tra archivi diversi, senza una sintesi che desse voce a tutte le famiglie". Il sito include anche una sezione interattiva dove gli utenti possono cercare i nomi delle vittime per regione di origine o professione, oltre a una cronologia degli eventi che ricostruisce le fasi dell’attentato minuto per minuto. Una delle testimonianze più toccanti è quella di Lucia Vanni,