di aver prestato servizio in una formazione paramilitare ucraina, mentre gli Stati Uniti lo definiscono un «eroe» che ha combattuto per la libertà. La sua condanna ha scatenato una polemica internazionale, con l’amministrazione Trump che ha definito il processo «politicamente motivato». Ora, la richiesta di liberazione diretta a Putin — un leader che Trump ha più volte definito «forte» e «capace di fare affari» — apre una nuova pagina nella diplomazia americana, dove fino a oggi la linea ufficiale era stata quella di condannare le condanne in Russia senza avanzare richieste dirette. La dichiarazione di Trump non è un dettaglio secondario, ma un segnale strategico. Mentre l’amministrazione americana continua a inviare armi e supporto militare all’Ucraina, la richiesta di liberazione di Hubbard — un cittadino privato, non un diplomatico — segnala una volontà di dialogo diretto con Mosca che va oltre le retoriche dei vertici militari. Putin, da parte sua, ha sempre rifiutato di scambiare prigionieri politici con Washington, ma la posta in gioco è ora diversa: Hubbard rappresenta un simbolo, quello di un americano che ha scelto di combattere contro la