di «massima prontezza» in risposta alle continue minacce iraniane, inclusi i recenti attacchi di droni e missili contro obiettivi militari israeliani nel Golfo. La dinamica dell’incontro tra Trump e Netanyahu — avvenuto in un momento di estrema tensione regionale, con l’Iran che intensifica le sue operazioni di destabilizzazione in Siria e Libano — rivela una strategia statunitense di contenimento del conflitto. Mentre la terza portaerei americana, l’USS Dwight D. Eisenhower, è stata inviata nel Golfo Persico per rafforzare la deterrenza contro Teheran, la Casa Bianca sembra aver preferito evitare un’escalation militare immediata, preferendo negoziare in un contesto elettorale più favorevole. Roma, 21 ottobre L’incontro segreto tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu, che ha bloccato un attacco israeliano contro l’Iran, non è solo un episodio di politica estera: è la prova tangibile di come gli equilibri regionali siano diventati un pedina nelle strategie elettorali americane. Mentre Israele, sotto la guida di Netanyahu, ha costruito negli ultimi anni una narrativa di «guerra preventiva» contro l’Iran — giustificando ogni operazione militare come necessaria per «proteggere