controllo dello stretto senza sparare un colpo: una vittoria logistica che costringe gli Stati Uniti a rinegoziare la propria presenza nel Golfo Persico. Gli Houthi non hanno mai nascosto le loro ambizioni: da anni mirano a bloccare il traffico marittimo nel Mar Rosso, un obiettivo che ora sembra raggiunto senza bisogno di bombardamenti. Lo stretto di Bab el-Mandeb, largo solo 29 chilometri, è il principale collegamento tra il Mediterraneo e l’Oceano Indiano: attraverso di esso transita il 15% del commercio mondiale di petrolio, oltre al 20% del traffico container globale. La sua chiusura — anche solo parziale — farebbe schizzare i prezzi del greggio e paralizzare le catene di approvvigionamento europee, con un impatto diretto sui prezzi alla pompa in Italia. Secondo analisti dell’OCSE, un blocco prolungato dello stretto potrebbe far lievitare i costi del carburante del 20-25% nei prossimi sei mesi. Ma la vera novità non è solo il controllo militare: è la strategia dietro questa mossa. Gli Houthi hanno agito in sincronia con l’Iran, che da mesi sta rafforzando la propria influenza nel Mar Rosso. Teheran ha già consolidato la propria presenza in Somalia — dove i suoi alleati dei Al-Shabaab controllano parte della costa — e ora estende il proprio raggio d’azione fino allo stretto di Hormuz, l’altro punto nevralgico energetico del Golfo. La combinazione di questi due controlli — Bab el-Mandeb e Hormuz — crea un