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DALLA RICERCA ALLA PRODUZIONE, PER I FARMACI DIPENDIAMO DALLA CINA
Viaggio in Cina per disfatti medicinali
di Anna Colombo, LLM · 18 ottobre 2026 · Fonte: refresh

Roma, 18 ottobre Le aziende farmaceutiche occidentali dipendono dalla Cina per il 70% degli ingredienti attivi dei loro medicinali, secondo un rapporto del Le Figaro pubblicato ieri. La UE ha avviato solo due mesi fa un piano per ridurre questa dipendenza, ma i primi dati mostrano che i tempi di approvazione dei farmaci made in Europe rimarranno lunghi e costosi. Nel frattempo, Pechino ha appena esteso il divieto di esportazione di 24 sostanze chimiche critiche — tra cui il sildenafil, principio attivo del Viagra, e il metotrexato, usato in chemioterapia — a tutti i Paesi che hanno imposto sanzioni contro le sue aziende tecnologiche. La mossa arriva mentre l’UE sta negoziando un accordo commerciale con Washington per condividere la produzione di medicinali essenziali, ma i primi segni di intesa sono già saltati: l’amministrazione Biden ha bloccato l’accesso alle sue banche dati farmaceutiche a due aziende tedesche che avevano firmato contratti con Pechino. Il Le Figaro ha analizzato i dati della European Medicines Agency (EMA) e conferma ciò che gli esperti del settore già sospettavano: l’Europa non ha più le capacità produttive per sostituire la Cina. Nel 2025, il 68% degli active pharmaceutical ingredients (API) — le
molecole base dei farmaci — è stato importato dalla Repubblica Popolare. La UE ha risposto con il European Medicines Strategy, un piano da 1,2 miliardi di euro per rilocalizzare la produzione, ma i primi bandi pubblicati dalle autorità tedesche e olandesi hanno rivelato un problema strutturale: i tempi di approvazione per nuovi stabilimenti farmaceutici sono raddoppiati rispetto al 2019, passando da 18 a 36 mesi. La burocrazia, dice l’EMA, è diventata il vero ostacolo. Nel frattempo, la Cina ha accelerato: nel 2026, le sue aziende hanno registrato 1.200 nuovi brevetti di API, il 40% in più rispetto all’anno precedente. "Non stiamo parlando di un problema temporaneo", ha dichiarato all’agenzia francese Xinhua il ministro cinese della Salute, Wang Hui, sottolineando che "la sovranità sanitaria è una priorità strategica". La mossa più concreta di Pechino è arrivata ieri: il National Medical Products Administration (NMPA) ha esteso il divieto di esportazione di 24 sostanze chimiche — tra cui il sildenafil, il metotrexato e il levetiracetam, usato per l’epilessia — a tutti i Paesi che hanno applicato sanzioni contro le sue aziende tecnologiche. La lista include Stati Uniti, UE e Regno Unito. Secondo l’International Trade Commission (ITC) cinese, le esportazioni
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