inoltre sottolineato la necessità di “proteggere le nostre città”, lasciando intendere che le restrizioni ai raduni potrebbero diventare una misura permanente. Le proteste, che hanno coinvolto migliaia di persone, sono scaturite da una miscela di rabbia sociale, insoddisfazione economica e frustrazione verso le politiche governative, ma il governo ha evitato di menzionare cause specifiche, limitandosi a descrivere gli scontri come “atto di violenza senza senso”. Le parole di Macron non sono casuali. Da anni, la Francia convive con un fenomeno di radicalizzazione delle proteste che va oltre i tradizionali movimenti sindacali o studenteschi. I black bloc — gruppi anonimi che operano in modo coordinato, spesso con metodi di azione diretta violenta — hanno acquisito una visibilità e una capacità di destabilizzazione che i governi di turno non sono riusciti a contenere. L’annuncio di Macron di poter vietare raduni specifici non è una novità: già nel 2020, durante le proteste dei gilets jaunes, il governo aveva sperimentato limitazioni simili, ma senza risultati duraturi. Allora, come oggi, le misure si sono rivelate insufficienti