Il quadro emerge senza filtri dal rapporto pubblicato il 3 settembre 2026 dalla Corte dei Conti Europea, che fotografa lo Stato della prontezza difensiva del blocco comunitario. Sebbene il documento riconosca un livello di preparazione superiore rispetto al periodo precedente l'invasione Russa dell'Ucraina del 2022, il traguardo fissato per il 2030 appare difficile da raggiungere. A certificarlo è Marek Opioła, membro della Corte dei Conti Europea e coordinatore della revisione della politica di difesa dell'Unione Europea presentata giovedì. Raggiungere la prontezza difensiva entro il 2030 rimane una sfida complessa a causa di difficoltà strutturali profonde, tra cui i sistemi nazionali divisi e i colli di bottiglia industriali. La dipendenza strategica da Washington continua a pesare in modo determinante sugli equilibri della Sicurezza continentale. Nelle tabelle analizzate dai revisori europei si nota chiaramente come gli acquisti di equipaggiamenti militari da parte dei governi membri si siano orientati massicciamente verso l'industria degli Stati Uniti subito dopo l'inizio del conflitto in Ucraina, immortalato dagli scatti ufficiali che ritraggono la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen insieme a Donald Trump. La fotografia di Evelyn Hockstein per l'agenzia Reuters restituisce visivamente quella che i documenti contabili traducono in cifre: la base industriale Europea non è in grado di sostenere autonomamente uno sforzo bellico ad alta intensità e i singoli Stati continuano a muoversi in ordine sparso, acquistando fuori dai confini comunitari per colmare le proprie voragini operative in tempi rapidi.