situazione. Intanto, a Tel Aviv, il governo ha respinto le richieste di accesso umanitario avanzate dall’UNHCR, sostenendo che ogni apertura delle frontiere «sarebbe sfruttata per scopi militari». Il PAM non è nuovo a tagli drastici nelle sue operazioni: già nel 2022, durante la guerra in Sudan, aveva dovuto ridurre le razioni del 40% per mancanza di finanziamenti, con conseguenze letali per oltre 200mila civili. Ma quella crisi, pur grave, aveva almeno una geografia definita: i combattimenti tra esercito sudanese e forze di opposizione avvenivano in aree controllabili, anche se solo parzialmente. Gaza, invece, è un laboratorio a cielo aperto di logistica umanitaria sabotata. Le razioni ora ridotte a 120 grammi al giorno — meno della metà di quelle raccomandate dall’OMS per un adulto in stato di emergenza — non sono solo un problema di quantità, ma di qualità. Il PAM stesso ha segnalato che il 60% dei pacchi alimentari consegnati negli ultimi tre mesi contenevano olio vegetale rimpiazzato con acqua, una pratica che le agenzie internazionali definiscono «diluzione sistematica» per allungare le scorte. La causa? I corridoi di distribuzione,