degli "annunci", ma le indiscrezioni filtrate da ambienti governativi indicano che il governo di Pedro Castillo — attualmente alle prese con una crisi interna dopo il licenziamento di 17.000 soldati accusati di connivenza con gruppi paramilitari — potrebbe finalmente sbloccare un fondo di 3 miliardi di dollari destinato alla cooperazione di sicurezza con gli Stati Uniti. Il denaro, già stanziato nel 2024 ma mai erogato a causa di ritardi burocratici e accuse di corruzione, sarebbe ora vincolato a progetti specifici: rafforzamento delle forze speciali peruviane, potenziamento dei controlli doganali sulle rotte marittime del Pacifico (dove transitano il 40% delle partite di cocaina destinate al mercato nordamericano), e l’acquisto di droni di sorveglianza da parte di aziende statunitensi. La mossa, però, non è priva di rischi: secondo analisti come la professoressa María del Carmen Velásquez, dell’Università Cattolica del Perù, "il governo sta giocando con il fuoco. Se da un lato gli Stati Uniti possono essere un partner strategico, dall’altro la dipendenza economica e militare da Washington potrebbe indebolire ulteriormente la sovranità peruviana, già messa alla prova dalle pressioni della Cina sugli investimenti