La trasformazione della dimora di Gloria Steinem risponde a un desiderio preciso lasciato dalla protagonista, che ha inteso preservare il proprio spazio privato come luogo di riflessione e attività dedicata alle tematiche che hanno segnato l'intera sua carriera. Stando a quanto riportato dall'agenzia Ansa, la destinazione d'uso dello stabile è stata definita autonomamente dalla Steinem nel periodo precedente la sua morte, cristallizzando così un'eredità che non si limiterà alla memoria biografica, ma cercherà di conservare una funzione operativa all'interno del tessuto culturale di New York. La decisione riflette la coerenza di un percorso professionale iniziato nella seconda metà del XX secolo, durante il quale la giornalista ha saputo influenzare profondamente il dibattito pubblico sui diritti civili. Attualmente, la facciata dell'edificio è divenuta teatro di un spontaneo pellegrinaggio da parte di cittadini e sostenitori, che si radunano in strada per testimoniare il legame con l'opera dell'intellettuale. Non sono stati ancora resi noti i dettagli tecnici riguardanti la gestione quotidiana degli spazi, ma l'impegno preso dalla Steinem garantisce che la struttura non subirà una mera musealizzazione, bensì rimarrà un punto di riferimento attivo per la causa femminista.