resa o addirittura celebravano l’avanzata russa in Donbass. La preoccupazione di Giordano non è solo culturale, ma anche strategica. Mentre l’Ucraina continua a ricevere aiuti militari e finanziari dall’Occidente, la capacità di contrastare la propaganda russa — che si appoggia su reti come RT e Sputnik, oltre a canali indipendenti ma finanziati da Mosca — è diventata un punto debole critico. «Se non riusciamo a proteggere la verità sul campo delle idee, perderemo anche la guerra sul campo di battaglia», ha avvertito. In un contesto in cui l’Unione Europea ha stanziato 50 milioni di euro per la sicurezza informatica ucraina nel 2026, Giordano ha chiesto un impegno maggiore: «Non bastano i fondi, servono strategie coordinate. L’Italia, con la sua esperienza nella lotta alla disinformazione durante le elezioni, potrebbe giocare un ruolo chiave». La domanda, implicita ma centrale, è se gli Stati occidentali — impegnati a sostenere l’Ucraina con armi e denaro — stiano dedicando la stessa energia a difendere la sua capacità di raccontare la propria storia. La risposta, per ora, sembra essere un no. La battaglia delle idee è già persa prima che inizi quella delle armi. La disinformazione russa non si limita a influenzare l’opinione pubblica ucraina: ha effetti diretti sulle dinamiche interne del Paese, alimentando divisioni e indebolendo la solidarietà. Un esempio recente è il caso di Oleshky, il piccolo villaggio del Donbass dove, secondo fonti locali, civili inermi sono stati uccisi