Il rapporto della Corte dei Conti Europea, pubblicato ieri, smonta le ambizioni di autonomia strategica dell'Unione Europea in materia di difesa. L'organismo contabile ha analizzato la progressione dell'UE verso la creazione di un sistema di difesa comune, concludendo che, sebbene l'Unione sia "molto meglio preparata" rispetto al periodo precedente l'invasione Russa dell'Ucraina nel 2022, il raggiungimento della piena prontezza difensiva entro la fine del decennio è un obiettivo "difficile". Marek Opioa, membro della Corte dei Conti che ha guidato la revisione della Politica di difesa dell'UE, ha dichiarato che "raggiungere la prontezza di difesa nell'UE entro il 2030 rimane una sfida". Opioa ha puntato il dito contro due ostacoli principali: la "frammentazione dei sistemi nazionali" e le "strozzature industriali" che rallentano la produzione di armamenti. Ma l'aspetto più critico, secondo Opioa, è la "dipendenza dagli Stati Uniti", un legame che, di fatto, svuota di significato qualsiasi pretesa di sovranità militare Europea. Nonostante tra il 2020 e il 2025 gli Stati membri dell'UE abbiano aumentato la spesa per la difesa del 79%, un investimento significativo motivato dalla minaccia Russa, Questo incremento non basta a colmare le lacune strutturali e la mancanza di una visione unitaria. L'analisi dei giudici contabili suggerisce che gli sforzi attuali, per quanto ingenti, non sono sufficienti a emancipare l'Europa da Washington.