nel 2025), segno che la riduzione degli arrivi non ha migliorato le condizioni di sicurezza, ma solo spostato i punti di partenza verso acque più remote. Le organizzazioni umanitarie, come Medici Senza Frontiere, sottolineano che il calo non è dovuto a una minore pressione migratoria, ma a una maggiore militarizzazione delle frontiere libiche e tunisine, finanziata dall’UE con 500 milioni di euro destinati a pattugliamenti e centri di detenzione. "Non è un successo, è un trasferimento del problema", ha dichiarato a La Lente Mattutina un portavoce dell’ONG, evidenziando come i migranti ora partano da porti più a sud, come Sabratha in Libia o Sfax in Tunisia, dove le condizioni di partenza sono ancora peggiori. La strategia europea, basata su accordi bilaterali con i governi africani, ha un costo politico evidente: mentre l’Italia celebra il "risultato", i paesi di transito — come la Libia, dove il