già sperimentato farmacie private in alcune province, ma solo per vendere prodotti di largo consumo — non medicinali — e con risultati limitati. “Allora come oggi, la soluzione ufficiale è sempre la stessa: spostare la responsabilità sulla popolazione, mentre lo Stato continua a non investire in infrastrutture o formazione del personale”, spiega. I dati dell’OMS confermano il divario: Cuba spende il 10% del PIL in sanità, ma il tasso di mortalità infantile è triplicato rispetto al 2019, e le strutture pubbliche mancano di almeno il 30% del personale medico necessario. La mossa arriva in un momento di estrema tensione tra L’Avana e Washington. Le sanzioni unilaterali degli Stati Uniti, rafforzate sotto l’amministrazione Biden, hanno ridotto le esportazioni cubane di nichel (una delle poche fonti di valuta forte per l’isola) e limitato l’accesso a tecnologie mediche. Nel 2022, il governo cubano ha dovuto importare il 70% dei suoi farmaci essenziali, spesso attraverso intermediari come la Cina o la Russia, pagando prezzi di mercato ben superiori a quelli dei contratti storici con l’URSS. “Questa apertura delle farmacie private è un segnale di debolezza”, commenta Carlos Alzugaray, ex ambasciatore cubano in Italia e professore di relazioni internazionali all’Università di La Habana. “Ma è anche una prova che il modello di ‘salute come diritto sociale’ — che ha funzionato per decenni — non può più reggere senza riforme strutturali. Il problema non sono le farmacie private, ma