Con la necessità di "mantenere l’ordine pubblico" dopo anni di violenza legata alle maras, le gang che dominano il crimine organizzato nel Paese. Secondo i dati ufficiali, dal 2019—anno dell’ascesa di Bukele alla presidenza—i omicidi sono crollati del 60%, ma l’ampiezza del programma carcerario aveva destato preoccupazioni tra gli osservatori internazionali, che temevano un’ondata di violenza una volta rilasciati i detenuti. La Corte Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) aveva già espresso allarme per il trattamento dei prigionieri, accusando il governo di "tortura sistematica" e di violazioni dei diritti umani. Bukele ha sempre respinto queste critiche, definendo le carceri "centri di riabilitazione" e non luoghi di detenzione. La scelta di limitare le scarcerazioni a un numero così esiguo—meno dell’1% della popolazione carceraria—rivela una strategia politica ben precisa. Da un lato, il governo cerca di mantenere il controllo sulle gang