L'attacco lungo la costa dello stretto di Hormuz rientra in un'offensiva più ampia che, stando al sito Axios, ha preso di mira circa cento obiettivi differenti. I media iraniani hanno registrato esplosioni in varie aree del sud-est del Paese, tra cui la città portuale di Bandar Abbas, l'isola di Qeshm, e le località di Konarak e Chabahar, comprendendo nel bilancio dei danni anche due petroliere di proprietà del governo di Teheran. L'azione militare americana è stata giustificata come ritorsione contro i tentativi dei Guardiani della rivoluzione di colpire le Navi commerciali in transito nello stretto di Hormuz e le postazioni delle forze statunitensi nella regione. La risposta iraniana non si è fatta attendere e si è concretizzata nel lancio di missili e droni contro obiettivi americani situati in Giordania, Bahrein e Iraq. Il governo di Amman ha comunicato di avere intercettato dieci dei tredici missili balistici diretti verso il proprio spazio aereo, mentre i restanti tre vettori sono precipitati in aree non abitate. Contrariamente a quanto sostenuto dai Guardiani della rivoluzione riguardo ai risultati della rappresa, non si registrano vittime tra i militari statunitensi stanziati in Giordania, un dato che ridimensiona la portata dell'impatto della risposta iraniana rispetto alle aspettative dei comandi di Teheran. L'episodio si inserisce in una sequenza di azioni militari già avviata domenica con i raid condotti dagli Stati Uniti contro l'isola iraniana di Larak.