che rende questa accusa particolarmente esplosiva è il contesto economico e sociale del Brasile degli ultimi anni. Mentre Lula governa con un discorso basato sulla redistribuzione delle ricchezze e sulla lotta alla corruzione, Bolsonaro — che aveva promesso di "salvare il Brasile dalla dittatura del populismo" — si trova ora al centro di un inchiesta che potrebbe rivelare come il suo movimento abbia funzionato come una macchina di finanziamento parallelo, alimentata da prestiti a cittadini in difficoltà economica. Secondo i dati dell’IBGE, il debito personale delle famiglie brasiliane è cresciuto del 12% tra il 2020 e il 2024, con il 40% degli adulti dichiarando di aver dovuto ricorrere a prestiti informali per far fronte alle spese. In questo quadro, l’accusa di Lula assume una valenza simbolica: non si tratta solo di un presunto reato finanziario, ma di un meccanismo che avrebbe sfruttato la vulnerabilità economica di migliaia di persone per alimentare una campagna elettorale. Un altro elemento chiave è il ruolo dell’ex ministro dell’Economia Paulo Guedes, figura chiave nell’amministrazione Bolsonaro e noto sostenitore delle riforme liberali. Guedes, che aveva promesso di "svecchiare" l’economia brasiliana con tagli ai sussidi e privatizzazioni, si è sempre presentato come un tecnico estraneo alle dinamiche