militare russo all'Iran — già documentato in passato con invii di droni e sistemi di difesa aerea — ma il riferimento alla "cooperazione nucleare" solleva interrogativi su possibili scambi tecnologici o addirittura sulla riattivazione di canali di collaborazione con il programma atomico iraniano, sospesi dopo l'accordo di Vienna del 2015. La dichiarazione di Araghchi è stata rilanciata senza contesto da fonti ufficiali iraniane, mentre Mosca ha mantenuto un silenzio strategico: né il ministero degli Esteri russo né il Cremlino hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali in risposta. Questo silenzio non è casuale. Da un lato, Putin ha bisogno di mantenere un equilibrio precario con l'Unione Europea, che pur sanzionando la Russia continua a dipendere dai suoi gas; dall'altro, Teheran ha tutto l'interesse a presentare la partnership con Mosca come un fronte unito contro l'Occidente, anche se in realtà i due paesi hanno interessi divergenti: l'Iran mira a riaprire i canali commerciali con l'Asia, mentre la Russia cerca di aggirare