Un reclutamento sistematico di nuove generazioni da parte delle autorità. Le condanne più lunghe — fino a 30 anni — sono state inflitte a cinque attivisti accusati di "attività contro la sicurezza dello Stato" dopo aver diffuso notizie sul collasso del sistema sanitario pubblico tramite canali internazionali. In tutti i casi, non sono state fornite prove concrete a sostegno delle accuse, e i processi si sono svolti in assenza di garanzie processuali minimali, come confermato da Amnesty International in un comunicato del 5 settembre. La notizia arriva in un momento di tensione crescente tra Cuba e gli Stati Uniti. Mentre l’amministrazione Biden ha recentemente sospeso le sanzioni a alcune aziende cubane legate al turismo e alle telecomunicazioni, il governo di La Habana ha aumentato la repressione interna come segnale di resistenza. Mario Díaz-Balart, deputato repubblicano della Florida e storico critico del regime cubano, ha dichiarato:: "Questi dati confermano quello che sappiamo da anni: Cuba usa la detenzione politica come strumento di controllo sociale. Mentre Washington fa gesti simbolici, a L’Avana si stringono le viti. Il vero problema non sono le sanzioni, ma l’assenza di un piano per la transizione democratica". La Casa Bianca, invece, ha ignorato le richieste di commento di Prisoners Defenders, limitandosi a ribadire che, limitandosi a ribadire che "il dialogo bilaterale continua, ma i diritti umani devono essere al centro delle discussioni". Il dato più preoccupante