Allora, ve la faccio semplice. Venti milioni di euro freschi di delibera, stanziati nei prossimi ventiquattro mesi per far viaggiare più veloci le merci solide senza forma e riorganizzare il ciclo operativo nei quattro terminal multipurpose gestiti nel porto di Ravenna, ovvero Lloyd, Soco, Eurodocks e l'omonimo Setramar. A metterli sul tavolo non è un benefattore di provincia ma il colosso angloamericano Davidson Kempner, il Fondo di investimento che controlla la maggioranza della società e che ora guida la strategia industriale del gruppo. Secondo quanto illustrato dall'amministratore delegato Carlo Merli nei dettagli raccolti dal quotidiano Il Sole 24 Ore, le risorse non servono soltanto a comprare gru più efficienti o a sistemare le banchine romagnole, ma a scommettere forte sull'intelligenza artificiale e sui collegamenti intermodali, cioè quel sistema che sposta i carichi dalle navi direttamente sui treni e sui camion senza perdite di tempo burocratiche. Ma la mappa degli interessi non si ferma alla Romagna. L'azienda ha già aperto i dossier per acquisire nuovi terminali in altri scali italiani, puntando dritta a mettere le mani sulle banchine concorrenti dell'alto Adriatico per allargare il proprio perimetro di mercato in un settore, quello della movimentazione delle merci alla rinfusa, dove la scala è l'unico parametro che garantisce margini crescenti a scapito dei piccoli operatori locali che non possono competere con queste disponibilità di capitale straniero.