IL COSTO DEL DENARO E LA MINACCIA DOGANALE
Trump minaccia Powell: tassi giù o blocco totale ai partner commerciali
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Washington, 5 settembre 2026. I dati positivi sull'occupazione negli Stati Uniti spingono verso l'alto i tassi d'interesse, innescando la reazione immediata del Presidente americano Donald Trump, che intima alla Banca Centrale di ridurli drasticamente sotto la minaccia di bloccare le importazioni dai Paesi con cui la bilancia commerciale registra un deficit.
La pubblicazione dei nuovi indicatori relativi al mercato del Lavoro statunitense, caratterizzati da un incremento degli occupati che allontana lo spettro della recessione ma consolida le pressioni sui prezzi, ha immediatamente riacceso il dibattito sulla Politica monetaria condotta dalla Banca Centrale. Di fronte alla prospettiva di un mantenimento o di un ulteriore innalzamento del costo del denaro, l'amministrazione guidata da Donald Trump ha scelto la linea dello scontro frontale con l'istituzione guidata da Jerome Powell. Il Presidente degli Stati Uniti ha giocato d'anticipo rispetto alle prossime mosse dell'autorità monetaria, dettando un aut aut inequivocale attraverso i canali ufficiali e le dichiarazioni riprese dalla stampa Internazionale: il costo del denaro deve essere ridotto senza esitazioni, altrimenti la Casa Bianca procederà al blocco totale del commercio con tutti i partner Esteri con cui il Paese registra un disavanzo nella bilancia commerciale. Una misura di ritorsione doganale e protezionistica che mira a condizionare direttamente le decisioni sui tassi d'interesse, scavalcando l'indipendenza tradizionalmente riconosciuta alla Banca Centrale e trasformando la stabilità occupazionale in un'arma di pressione Politica ed economica globale.
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