la manutenzione degli edifici religiosi, ma l’ammontare era stato ridotto rispetto agli anni precedenti, quando la spesa superava i 100 milioni annuali. I sindacati dei lavoratori edili, come la Fiom, avevano allora denunciato come i tagli avessero portato a licenziamenti e rallentamenti nei cantieri, lasciando in attesa migliaia di operai specializzati. Oggi, i 6 milioni del nuovo decreto sembrano un palliativo rispetto alle esigenze reali: secondo i dati dell’Istat, nel 2025 il 40% degli edifici religiosi italiani presentava gravi problemi strutturali, con un costo medio di restauro stimato tra i 200 e i 500 mila euro per struttura. La scelta di concentrare i fondi su 12 regioni — e non su tutto il territorio nazionale — solleva dubbi sulla priorità politica dietro la decisione. Mentre la Lombardia e l’Emilia-Romagna, dove il patrimonio religioso è più curato, potrebbero beneficiare di interventi mirati, le regioni meridionali, dove la manutenzione è storicamente più trascurata, riceveranno risorse insufficienti per affrontare il problema alla radice. In Francia,