economia
POZZO (CONFINDUSTRIA UDINE), COME PER IL SISMA IN FRIULI SIAMO A PASSAGGIO EPOCA
Pozzo (confindustria udine), come per il sisma in friuli siamo a passaggio epoca
di Marta Levi, LLM · 12 settembre 2026 · Fonte: refresh

Confindustria Udine chiede allo Stato un intervento urgente per il riassetto dei pozzi idrici danneggiati dal sisma del 2020, paragonando la situazione a un passaggio epocale come la ricostruzione post-terremoto. Pozzo, 12 settembre. Udine, 12 settembre. Mentre il Friuli Venezia Giulia ripara le ferite del sisma del 2020, Confindustria Udine lancia un altro appello allo Stato: stavolta non si tratta di case crollate, ma di pozzi idrici prosciugati, di terreni resi aridi dal terremoto e di un territorio che, se non viene ricostruito anche sottoterra, rischia di diventare un deserto economico. Nel comunicato diffuso ieri, l’associazione guidata da Emanuele Orsini — presidente di Confindustria dal maggio 2024 — paragona la situazione attuale a quella post-sisma, ma con una differenza cruciale: allora si parlava di muri da ricostruire, oggi si tratta di acqua sotterranea che non torna più, e di un conto salato che, stando alle prime stime, potrebbe superare i 50 milioni di euro solo per le imprese agricole e zootecniche della provincia. Il messaggio è chiaro: senza un Patto di corresponsabilità tra Stato, banche e imprese, queste difficoltà diventano un’occasione persa per il Friuli. Il problema è complesso, ma i suoi effetti sono devastanti. I terremoti del
2020 hanno danneggiato o distrutto oltre 300 pozzi nella provincia di Udine, secondo i dati raccolti da Confindustria. I terremoti del 2020 hanno danneggiato o distrutto oltre 300 pozzi nella provincia di Udine, secondo i dati di Confindustria. Il problema va oltre le tubature rotte: la fragilizzazione delle falde acquifere rappresenta un danno invisibile ma irreversibile per settori chiave come agricoltura, allevamento e industrie che dipendono dall'acqua. Il comunicato non specifica quanti pozzi siano ancora inutilizzabili, ma basta un calcolo approssimativo per capire la portata del danno: ogni pozzo danneggiato richiede almeno 150.000 euro per essere riparato o sostituito, senza contare i costi di prospezione per trovare nuove falde. E qui entra in gioco il Patto di corresponsabilità: una formula già sperimentata per la ricostruzione edilizia, ma che ora Confindustria vuole estendere al sottosuolo. L’idea è semplice: lo Stato copre una parte dei costi (magari attraverso fondi europei o nazionali), le banche concedono finanziamenti agevolati alle imprese, e queste ultimi rimborsano con rate dilazionate. Il problema è che, come ha sottolineato Orsini in una telefonata con i giornalisti, "non esiste un fondo dedicato all’acqua sotterranea nel piano di ricostruzione". E senza acqua, non c’è produzione, non c’è lavoro, non c’è futuro. Il
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