una conferenza stampa che ha visto la partecipazione di tecnici del Cnel e di funzionari OCSE, parte da un presupposto: l’Italia ha “retto agli shock” degli ultimi anni, tra pandemie, guerre e crisi energetiche. Ma il vero problema non è la resilienza, bensì la capacità di tradurre questa resilienza in crescita sostenibile. Il +0,39% annuo è un obiettivo prudente, quasi un’operazione di lavaggio del cervello per far credere che l’economia italiana non sia un relitto in attesa di un salvagente. In realtà, quel numero è il risultato di calcoli che presuppongono tagli lineari alle spese sociali, un aumento dell’evasione fiscale (già al 10,5% del PIL, secondo l’Eurostat), e la speranza che le imprese — quelle che non sono già in mano a fondi di investimento stranieri — decidano finalmente di investire. Il rapporto non specifica chi dovrà coprire il deficit strutturale che si