Dispositivi elettronici, la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina sui semiconduttori, e un blackout produttivo in Giappone, dove un incendio in un impianto di produzione di silicio di Toshiba ha ridotto del 30% l’offerta globale di memorie NAND. Le aziende non hanno alternative: **o alzano i prezzi o interrompono la distribuzione** nei negozi. Il risultato è che i modelli "ultra-economici" — quelli che costavano meno di 150 euro — sono diventati una rarità. Secondo i dati di GfK, il 60% degli smartphone venduti in Italia nel primo semestre 2026 ha superato i 250 euro, una soglia che fino a due anni fa era riservata ai modelli di fascia alta. Anche i **rivenditori online** (come Amazon) hanno rialzato i prezzi dei cellulari usati: **un iPhone SE**, che costava **200 euro**, ora parte da **280 euro** Chi ci rimette? I consumatori, ovviamente. Ma non solo loro. Le piccole imprese — dai bar ai negozi di elettronica — che dipendono da dispositivi economici per i loro clienti, stanno subendo un doppio colpo: i prezzi salgono, ma la domanda cala perché molti italiani, soprattutto i più giovani, rinunciano all’acquisto. Secondo l’Istat,